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Covid Experience

qualche giorno fa sono stato contattato dall’ospedale di Vimercate (MB) per sapere se fossi interessato a effettuare il vaccino anti influenzale. Ho accettato e ringraziato per la premura riservatami, evidentemente sono a rischio. In questo periodo, la provincia di Monza e Brianza è una delle più colpite dalla pandemia e con la consueta tenacia dei brianzoli cerca di reagire in modo dignitoso e proattivo. Vimercate è diventato un ospedale Covid, nell’ex area della fiera di Monza è stato allestito un centro tamponi (drive in), il glorioso autodromo di Monza è stato destinato a centro di smistamento dei pazienti per la loro ospedalizzazione e per fare in modo che il pronto soccorso dell’ospedale San Gerardo possa allentare la morsa che vive in questi giorni. Per tornare però allo spunto di questo articolo, nel pomeriggio di martedì ultimo scorso mi sono recato all’ospedale per effettuare il vaccino sopra citato (che evidentemente è reperibile, ma questa è una mia digressione). Espletate le formalità di entrata all’interno del nosocomio, misurazione della temperatura e motivazione della visita mi sono recato presso il centro prelievi, luogo deputato alla somministrazione del vaccino. Per raggiungere il centro prelievi necessariamente si passa di fronte all’ufficio che si occupa del “cambio biancheria pazienti”, insomma il posto dove i familiari dei pazienti lasciano la biancheria pulita ritirando quella usata, per i pazienti che non possono andare a visitare. Ho avuto quindi il tempo di osservare la procedura e vedere l’espressione di persone che cercavano di carpire anche la più piccola informazione circa il loro caro da del personale che, ahimè, non aveva la più pallida idea di cosa rispondere aveva un che di surreale. Su tutti una signora ottuagenaria, accompagnata dal figlio, che con dignitosa insistenza cercava di capire le condizioni fisiche e morali del suo congiunto, immagino il marito, e con il volto pieno di lacrime sembrava aggrapparsi a questa infermiera, bardata come pronta per una guerra batteriologica, che con gentilezza e umiltà cercava di rassicurarla. Quanti aspetti particolari ha questa situazione pandemica, tutti evidenziati da svariati programmi televisivi, quindi a me noti, ma di un impatto tremendo se visti in presa diretta. Puoi pesarla come vuoi, puoi anche essere un negazionista, ma non puoi non capire che molta, moltissima gente sta vivendo una vera e propria tragedia. Non parlo di morte, parlo di vita, di quotidianità, parlo di chi in un periodo così tragico si sente solo ed i nostri beceri commenti su social vari a nulla servono se non ad aumentare la loro solitudine.

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