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Signor Primo Ministro – lettera aperta all’Avv. Conte

Signor Primo Ministro sarebbe il momento che Lei, e il governo che rappresenta, si assuma le responsabilità di quanto sta accadendo.
Ad inizio pandemia Lei, signor Primo Ministro, si è trovato nella scomodissima posizione di dover affrontare una situazione alquanto complessa e senza alcun riferimento da cui prendere spunto. In quel periodo, proprio per quanto qui riportato Lei ha raccolto i favori di molti italiani, anche lontani politicamente ed ideologicamente dalla maggioranza parlamentare che Lei rappresenta. In quel periodo il suo indice di gradimento è aumentato in maniera esponenziale, anche in virtù della pochezza di chi avrebbe dovuto contrastarLa in maniera efficace e non beceramente come avvenuto. Devo anche ammettere che altri suoi omologhi, europei e non, nonostante avessero il suo esempio da seguire o migliorare, hanno fatto peggio di Lei, e questo ha accresciuto ancor di più il favore che noi tutti italiani abbiamo riposto il Lei.
Ora però le cose sono cambiate, Lei, il Suo governo, le sue Task Force e i suoi tecnici avete avuto tutto il tempo di programmare e di prevenire questa seconda ondata di contagi che ci sta lentamente portando ad un nuovo ed inevitabile lockdown, una estrema unzione per una intera classe lavorativa. Lei ha avuto tutto il tempo di preparare un progetto economico che salvaguardasse le piccole e medie imprese, motore di questa nostra meravigliosa Italia, Lei con i suoi prodi Governatori, avrebbe avuto tutto il tempo di preparare un piano sanitario che ci permettesse di affrontare questa nuova ondata senza la spada di Damocle del “chi intubo e chi no”, Lei e i suoi ministri (scuola, trasporti e interni) avrebbe potuto preparare un piano scuola e trasporti degno di un paese civile e perchè no implementare la presenza degli organi di controllo in collaborazione con Interno e Difesa. Ma no, tutto questo è stato imperdonabilmente tralasciato dando così colpa ai ragazzi delle discoteche e delle movide, degli esercenti dei pubblici esercizi, di quei quattro pirla dei negazionisti, insomma di chiunque tranne di chi in realtà avrebbe potuto e soprattutto dovuto, in virtù del ruolo che ricopre, prendere provvedimenti. Probabilmente ancora una volta il popolo l’avrebbe seguita, avrebbe appoggiato le Sue scelte e come in occasione del lockdown si sarebbe comportato in maniera eccelsa come nel periodo precedente. In conclusione le dico Signor Primo Ministro che oltre a quanto qui citato altre due sono le Sue colpe. La prima, non avere fame, si proprio così, Lei avrebbe dovuto ragionare come un buon padre di famiglia (antica dicitura che accompagnava le fatture e che stava ad indicare la perizia e l’accortezza con cui i lavori erano stati eseguiti), Ma è troppo facile ragionare a pancia piena, quando il dover pagare una bolletta, una rata INPS che vergognosamente non ha fatto bloccare, o fare la spesa non sortisce alcun effetto in quanto la Sua busta paga non è messa in discussione. Ed in ultimo il Suo essere sotto scacco dei sindacati che risulterà il danno maggiore. Si perchè il procrastrinare della cassa integrazione in deroga e del blocco dei licenziamenti, non trova alcun altra motivazione se non il suo terrore di affrontare di petto la situazione. Perchè uccidere le partite Iva risulta assolutamente meno doloroso che affrontare gli organismi sindacali. Così facendo però Lei non ha risolto il problema, lo ha solo spostato a data da destinarsi, perchè il costo per le casse dello stato della cassa integrazione è immenso e prima o poi quei danari finiranno (sempre che non sia il modo ideato per approdare al MES). Ma quando quel giorno giungerà le grandi aziende si saranno accorte che il 20% della loro forza lavoro risulterà inutile, che una parte potrà lavorare perennemente in smart working, con un conseguente abbattimento dei costi che nessun CDA tralascerebbe.
Signor Primo Ministro una preghiera, cominci a fare quello per cui è pagato e la smetta di nascondersi dietro un dito, la vediamo lo stesso.

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