harley e dintorni

…queste pazze pezze…

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Faak am See, tempo splendido, tanta gente e una collocazione geografica da brivido per la bellezza del posto ove è ubicata questa European Bike Week. Moltissimi naturalmente gli italiani presenti e con molti ho avuto modo di conversare. Sono rimasto impressionato dal numero di persone che leggono queste mie righe, pensavo fosse solo un coadiuvante della digestione e invece per molti è risultato essere un motivo di riflessione. Questo raduno ha avuto per me un sapore particolare, ero in compagnia di una gentile e splendida amica che con il suo ferro ha viaggiato con me. Niente di strano direte voi, beh non proprio, per lei era il primo raduno Europeo. Ora a parte le centinaia di domande che mi ha posto e che in alcuni casi mi hanno messo in serio imbarazzo, vedere questo evento attraverso i suoi occhi ha reso ancor più magico il tutto. Sembrava di accompagnare un bambino in un negozio di giocattoli poco prima di Natale. Le sue espressioni di gioia e la sua costante curiosità hanno reso elettrico il fine settimana. Certo non tutto è stato rose e fiori. Per esempio è stato alquanto difficile spiegarle perché ci deve essere il solito imbecille che passa con il motore imballato a pochi centimetri da un bimbo biker che passeggia tra gli stand accompagnato dal papà e dalla mamma. Un’altra domanda che mi ha colto completamente impreparato era sulle famosissime patchs che ognuno di noi porta con malcelato orgoglio sul proprio gilet. Come mai sono portate fondamentalmente da bikers italiani, e non da quelli di altre nazioni? La risposta è sembrata in un primo tempo estremamente semplice, quando si partecipa ad un evento è uso acquistare la pezza commemorativa onde ricordarsi della manifestazione. La cosa si è però complicata quando davanti ad una bancarella dei consueti venditori da raduno facevano bella mostra di se pezze degli anni precedenti di quello e di altri raduni, e che molti bikers hanno acquistato a man bassa. Come spiegarle che l’abito non fa il monaco e che tutti questi Gran Mogol preferiscono addobbare il loro giubbotto modello albero di natale piuttosto che partecipare da protagonisti all’evento. Devo dire però che il desiderio di star bene ha contraddistinto il popolo Harley che ha partecipato a questo incontro ormai molto sentito in ambito Europeo. Tra l’altro proprio la cadenza annuale fa si che tutta la zona si prepari all’accoglienza dei suoi rumorosi ospiti. Innumerevoli sono i famosi cartelli “Welcome Bikers” già presenti a diversi chilometri dall’epicentro del sisma bicilindrico, e tutti, proprio tutti accolgono, fregandosi le mani, con il sorriso sulle labbra questi portatori sani di rumore, buonumore e naturalmente danaro. Si effettivamente un raduno del genere frutta capitali non indifferenti alle realtà del luogo. Quindi cerchiamo di godere di queste esperienze motociclistiche, rilassati e divertiti, scatenati con giudizio, insomma dimostrando a tutti che siamo migliori, che lo stereotipo del biker incazzato lo lasciamo ai bacchettoni che ancora credono che gli asini volano. Bisogna far capire alla gente che siamo nati liberi e quindi anche il pregiudizio va cancellato, così come va cancellata qualsiasi tipo di etichetta ci vogliano affibbiare, ci starebbe sicuramente stretta. Ora la stagione volge al termine, spero dal prossimo numero di materializzare l’idea di un dibattito su queste pagine, un dibattito dove tutti i temi potranno essere trattati, e a tutti sarà concesso replicare ma non se saranno nascosti dietro anonimie meschine. I commenti al vetriolo e le critiche (purchè costruttive e non basate sul nulla saranno accettate di buon grado) ma attenzione non mi esimerò dal replicare. Ciao gentili amici, un bobabbraccio a tutti.

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