harley e dintorni

…c’era una volta un re…

elvis

c’era una volta un re seduto su un Harley-Davidson, beh non credo esista una fiaba che cominci esattamente così, ma sfido chiunque di voi a contraddirmi quando sostengo che ognuno di noi si sente re sedendosi sul sellino. Certo che di acqua sotto i ponti ne è passata, e a dimostrazione di ciò basta controllare l’evoluzione che in questo ambiente c’è stata. Ma è stata tutta al positivo o di qualcosa potevamo fare a meno? Certo le presenze femminili sono sostanzialmente un miglioramento, come lo è l’abbassamento dell’età media dei possessori di Harley, ma vogliamo spendere una parola sui burn-out, fatti normalmente da persone incapaci che probabilmente si sentono migliori di altri nel consumare inutilmente il pneumatico posteriore? (Beh qualcuno contento c’è, in tutto ciò, il fornitore di suddette gomme). Perché quando ci fermiamo sentiamo necessario il bisogno di aprire tre, quattro, cinque volte la manopola del gas onde far sentire a notevole distanza che siamo arrivati. Perché passando sotto una piccola galleria qualcuno è inevitabilmente portato a far “scoppiare le valvole” e non solo quelle del suo bicilindrico. Non credete che sia sufficiente essere in sella a un mito per far destare l’attenzione dei passanti? E soprattutto che senso ha effettuare suddette operazioni in mezzo a cento altri possessori di un mezzo come il vostro. Normalmente nei raduni quando avvengono certe performance il gruppo che attornia i “protagonisti” del fatto risulta essere o ubriaco o decisamente infelice. Certo il pulpito da cui proviene questa predica non è certo di un moralista, ma decisamente di un estremista dell’Harley. Però sono ormai consapevole di dover spesso subire le ire di qualcuno quando esageriamo con i comportamenti. Finché chi si altera è un normale cittadino, per quanto possa essere disdicevole, il problema lo possiamo anche risolvere a parole (o parolacce), mentre se chi si altera è vestito di nero con banda rossa, di blu o di grigio le cose cambiano decisamente e drammaticamente. Non voglio farvi una morale, non ne sarei capace, ma la necessità di aprire un dibattito sull’evoluzione del mondo custom ormai è pressante, diventa quasi un obbligo discutere con voi sulla situazione che ci vede protagonisti nel bene e nel male del nostro comportamento. Non credo che basti essere di nero vestiti per poter essere liberi di fare ciò che più ci aggrada non preoccupandoci che potrebbe ledere gli altri (cazzo parlo come mio padre, ma cosa mi sta succedendo????). Forse mi sto trasformando? No, spero proprio di no. Questa piccola provocazione vuole solo attrarre la vostra attenzione sul fatto che siamo liberi tra i liberi, in quanto artefici del nostro destino. E allora facciamo si che questo destino sia positivo, che chi ci vede e magari ci ammira venga immediatamente attratto da noi, magari una figliola (n.d.a.). Smettiamola di esagerare con questi comportamenti e cominciamo a fare tutti un po’ più sul serio, questo è il momento. A proposito di tutto quanto soprascritto, siamo tutti figli di Easy Rider e a mia memoria nessun born-out viene effettuato in quel film, eppure siamo tutti stregati sia da Peter che da Jack. Ciao e un Bobabbraccio a tutti.

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