harley e dintorni

…portatori sani di scaldasonno…

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La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole e reca in mano un bel giubbotto di pelle nera termoriscaldata. Questa irriverente trasposizione della celebre poesia del Leopardi mi serviva solo da spunto per entrare in quel arcano e costosissimo meandro dell’abbigliamento da motociclista. Scrivo questo ‘’articolo’’ appena rientrato dalla fiera di Padova dove sono andato a cavallo del mio ferro e il freddo si è fatto sentire. L’abbigliamento anti freddo per noi biker e una continua e utopica ricerca che spazia dai preziosi guanti idrorepellenti e caldi al contempo (praticamente un sogno), ai giubbotti che oltre a tener caldo siano all’ultima moda. Dobbiamo però ora riscontrare l’avvento del termo abbigliamento. Sto parlando dell’ultima generazione in fatto di comodità motociclistiche, un connubio di cui fondamentalmente non condivido il contatto. Ho visto amici con giubbotti e guanti collegati all’impianto elettrico del loro motoveicolo, accessori che dopo pochi minuti di accensione si riscaldano e mantengono in un dolce tepore le membra dei loro possessori. Tutto fantastico, tutto meraviglioso, tutto perfetto anche se secondo me è una contraddizione in termini. Si perché quegli stessi PORTATORI SANI DI SCALDASONNO nelle varie soste durante i viaggi nel rigore invernale, si atteggiano a uomini duri e temprati dalle intemperie del momento. A mio modesto avviso qualcosa non collima in tutto ciò, anche se un pizzico di invidia le mie mani, solitamente gelide, la provano. Ora i tempi si evolvono e il progresso non può sicuramente arrestarsi per le mie lamentele imbratta pagine ma sicuramente queste innovazioni, almeno nell’immaginario collettivo sono più per portatori di BMW che non per appassionati bikers e proprio da qui parte la mia considerazione per questo mese: sarà meglio collegarsi alla logica e quindi dire ‘’si vado in moto ma con tutte le comodità che il progresso mi consente di utilizzare per non patire freddo e scomodità, (e quindi meglio se vado in macchina)’’, oppure resto poeticamente attaccato all’idea romantica del biker e continuo ad andare in moto e lo faccio come lo si è sempre fatto, riscaldandomi con vin brulee e grappette varie (per gli astemi cioccolate e cappuccini roventi sono un toccasana)? Beh certo questo non sarà il dilemma del secolo, anche perché amici cari l’importante è andare in moto e andarci sempre, e quindi qualcuno potrebbe chiedermi: “ma perché hai scritto queste righe?” e la mia risposta, con l’onestà (o la faccia tosta) che mi ha sempre contraddistinto sarebbe: “qualcosa dovevo pur scrivere questo mese non trovi?. Ciao a tutti e un Bobabbraccio.

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